Vittorio Adorni campione del mondo 1968 a Imola e i mondiali di ciclismo 2020

Imola: mondiali di ciclismo 2020

Non potevamo non chiedere a Vittorio Adorni se era più tornato in bicicletta sul…suolo del delitto, cioè della sua impresa fantastica del1968 quando, proprio a Imola – a 50 km da casa sua – trionfo’ indossando la maglia iridata. “ Assolutamente no, ho percorso in macchina alcuni tratti ma perché erano in un itinerario che li comprendeva. Però di quella giornata, di quel percorso mi ricordo ogni particolare, ogni curva, ogni salita, ogni discesa e poi l’arrivo all’autodromo a braccia alzate”.

Ne ebbe tutto il tempo e tutto il merito: il secondo, Herman Van Springel, giunse a 9’50”, il secondo, l’italiano Michele Dancelli, a 10’ 18”, e poi 4° Bitossi, 5° Taccone, 6° Gimondi, 14° Motta. Gli altri azzurri in gara: Balmamion, Carletto, Colombo e De Pra si erano ritirati dopo aver svolto il loro faticoso lavoro per controllare gli avversari. Fu il trionfo degli azzurri, mai giunti così numerosi nei primi 15 dell’ordine di arrivo.

Adorni è tornato proprio nei giorni scorsi a Imola percorrendo a piedi gli ultimi 700 metri di quello che sarà il tracciato del mondiale. Era accompagnato da una troupe della RAI per realizzare uno spot di promozione del Mondiale.

Vittorio, perché la gara prevista in Svizzera è approdata in Italia e proprio a Imola? “Veramente sono stato anche io a suggerire all’UCI l’Italia e proprio Imola e l’autodromo perché già c’erano le tribune e tutte le strutture per ospitare, rispettando le regole imposte dal Covid, un evento del genere. Non c’erano i tempi, a pochi giorni dalla data, per approntare transenne, tribune, spazi per il villaggio di partenza e di arrivo. E sono contento di averli convinti e di tornare indietro di 52 anni nella mia vita personale e di atleta”.

Emozioni?

“Certamente. Tante! Ricordi meravigliosi e la tanta fatica di quel 1° settembre del 1968, una fatica che diminuiva a mano a mano che l’arrivo si avvicinava, perché dietro non guadagnavano terreno nei miei confronti e sapere invece che ero io a guadagnare secondi su secondi mi dava coraggio e il pensiero era rivolto alla vittoria e non alla fatica. Una giornata meravigliosa, indimenticabile!”

La voce, al telefono era ferma, sicura come quando era commentatore tecnico a fianco di Adriano De Zan ed io ero in cabina di regia nelle tante corse vissute insieme. Però, ogni tanto, un tremolio rivelava un po’ di emozione e come non esserlo così a parlare, a raccontare un evento eccezionale, forse irripetibile. Da allora l’ordine d’arrivo dei mondiali si è standardizzato su “st” (stesso tempo e quindi volata conclusiva) o 1” – 2” – 3” – 5” secondi o poco più.

Vittorio come seguirai la corsa?

“Ancora non so, non mi sono organizzato e ancora non ho avuto offerte o richieste. Sarei combattuto se salire, magari per alcuni giri, sulla macchina del direttore di corsa oppure in ammiraglia con Cassani, oppure seguirla davanti al televisore, ma anche essere in tribuna a gustarmi l’arrivo di un mondiale a Imola, sulla “mia” pista, su quell’asfalto che scivolava sotto le mie ruote calde di chilometri: la corsa era di 277,318 km (percorsi in 7h27’39”alla media di 37,178 kmh). Sarà comunque un’emozione e un’attesa da sportivo sapendo che il circuito di quest’anno è più duro di quello del ‘68 e presenta salite nuove e più impegnative di quelle affrontate da noi”.

Vittorio e se la RAI ti chiamasse ad affiancare i telecronisti reggeresti all’emozione di confrontare i ricordi con la realtà di un mondiale 2020?

“Ancora non so nulla, sarebbe un’emozione ma saprei controllarla, E mi emozionerei solo se fosse un italiano a vincere, magari anche in volata. Mi farebbe piacere rivedere un’altra maglia azzurra sfrecciare su questo traguardo e consentirmi di riascoltare, qui, dopo 52 anni, ancora l’inno di Mameli”.

gino goti

21.2.20